#Lapiziaween: Le strade del male - Recensione

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mercoledì 8 aprile 2020

#Netflix: Horse Girl

Approdato su Netflix il 7 febbraio, Horse Girl è un film diretto da Jeff Baena presentato al Sundance Film Festival il 27 gennaio 2020.
Protagonista di questa storia è Sarah (Alison Brie), una ragazza che sta cercando di superare il trauma del suicidio della madre, ma che in realtà non fa altro che isolarsi nella sua ordinaria e isolata routine. La sua vita si districa tra il suo piccolo appartamento, condiviso con Nikki (Debby Ryan), e il suo lavoro all’interno di un negozietto che vende oggetti per il fai da te e stoffe colorate; il suo unico sfogo è racchiuso nel suo rapporto con uno dei cavalli di un maneggio che spesso frequenta. La sua solitudine è cronica, lei è praticamente incapace di uscire dalla sua bolla. Il suo guscio è costituito dalle sue abitudini e dalla sua ossessione per una serie televisiva su tema soprannaturale: Purgatory, il cui protagonista si chiama Darren (Matthew Gray Gubler), una serie che sembra la falsa copia di X-Files.
In occasione del suo compleanno, rimasta sola per l’ennesima volta, la sua coinquilina decide di chiedere al suo ragazzo di invitare un suo amico, in modo che potessero festeggiare tutti insieme il compleanno di Sarah. Nikki le presenta, così, Darren (John Paul Reynolds) - omonimo del personaggio di Purgatory - con cui si crea fin da subito un profondo legame, ma se la sua vita inizia a prendere una piega migliore, il suo stato emotivo in realtà cambia profondamente. La sua salute, sopratutto mentale, inizia a vacillare; strani episodi di epistassi, di sonnambulismo, strani lividi sul corpo, e black out mentali iniziano a tormentare l’emotività della ragazza. Questi episodi divengono via via sempre più frequenti da spingerla a pensare di essere affetta dalla stessa malattia mentale che aveva sua nonna. Successivamente agli strani sogni che inizia a fare e notando la somiglianza impressionante che condivide con sua nonna, Sarah inizia a credere di essere in realtà un clone, sorvegliato dal governo per essere un "termometro" umano. Muovendosi tra un’apparente schizofrenia e l’idea di essere addirittura rapita dagli alieni, il film inizia a prendere una piega completamente inaspettata.

Il film ha un sapore davvero particolare e controverso; un viaggio la cui verità è difficile da comprendere. Perfino quando si arriva ai titoli di coda continua a restare un reale mistero, cosa che permette allo spettatore di completare da solo il mistero della trama. Dopo la notte passata in un centro di sostegno psicologico, il film prende una piega decisamente distorta; la realtà si piega, lo spazio si infrange e il senso di perdizione è l’elemento che la fa da padrone. Fotografia e azione si mescolano in un fluente moto di straniamento in grado di coinvolgere lo spettatore nello stesso senso di perdizione che appartiene a Sarah. Il dubbio resta costante, perpetrato in un costante binomio che si muove tra due poli: follia o rapimento alieno?
Una scena, in particolare, cercherà di concludere il cerchio che la diegesi apre; mentre la pellicola sta per giungere a conclusione vi è un momento che sembra avvalorare la seconda ipotesi. Il tempo si piega, si sposta, perché governato da una tecnologia che non appartiene a questo mondo. Ma lascio a voi l’idea di trovare questo particolare.

Alison Brie è in grado di donare al pubblico un’interpretazione magistrale, in grado di incollare il pubblico allo schermo. Lei è perfetta nel suo essere minuta e quasi angelica, ma allo stesso tempo distaccata da poter mostrare quelle espressioni che tutti scambierebbero per follia. Alison è anche sceneggiatrice, insieme al regista, del film; scelta decisamente giusta considerato quanto il ruolo di Sarah le calza a pennello. Se non volete perdervi la bellezza recitativa di questa attrice guardatevi GLOW!


Il viaggio, che il regista ci propone, è decisamente complicato da decifrare. Non stando attenti a quello che si ha davanti può sembrare di star guardando un film che parla di una ragazza affetta da disturbi mentali, ma sarebbe decisamente semplicistico archiviarlo in questo modo. Quello che Horse Girl ci propone è qualcosa di complesso, dalla lettura difficile, che spinge lo spettatore a cercare di comprendere ciò che il regista lascia in sospeso o nel mistero.



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